Come e dove gli Stati Uniti gettano (tra l’altro) i semi per raccogliere il consenso

S P O I L E R, ovvero: se guardate Ncis e non siete ancora arrivati alla fine della settima serie, non leggete.

Dunque, che cosa succede nelle ultime puntate? Che Abby, la ragazza dark con un cuore tenero e dieci centimetri di zeppa sotto gli stivali, si trova davanti al solito dilemma del ‘fare la cosa giusta’, il tipico dilemma del film/telefilm hollywoodiano: il mio amico si è comportato in maniera sbagliata ma è una brava persona e l’ha fatto a fin di bene, in fondo anche io forse mi sarei comportata così, quindi ora cosa faccio? Anche io la cosa sbagliata, coprendolo, o lo tradisco, facendo però almeno io la cosa giusta? E lui, poi, mi vorrà ancora bene?

Qui la situazione, però, si complica. O, in realtà: si semplifica. Perché nello specifico salta fuori che Gibbs, il nostro eroe di poche parole, l’angelo risolutore, il nostro ‘buono’ dagli occhi azzurri…beh, proprio lui ha ucciso un uomo. Non per autodifesa, non per caso, non per sbaglio: si è preparato e appostato, ha preso la mira e ha sparato. Ma il morto era l’assassino della sua famiglia, gli aveva ucciso moglie e figlia. Ah beh, allora.

Questa situazione fastidiosa si presenta sempre, in tutte le sante serie nordamericane. E, puntualmente, la situazione è posta in modo che lo spettatore si immedesimi nel protagonista-assassino-ma-non-troppo, in modo che lo capisca, lo metabolizzi, lo accetti. Mi sembra che sia un modo per aiutare l’opinione pubblica ad accettare altro. Ben altro, molto altro. Altri assassinii-ma-non-troppo, altri personaggi che decidono, autoinvestitisi di non si sa quale autorità semidivina, che cosa è giusto e cosa no, che cosa è giustizia e cosa no. 

Quello che succede in questo caso, poi, è esemplare: Abby (non a caso una donna, sospetto), non sapendo come comportarsi, finisce per pretendere da Gibbs una risposta e lui, naturalmente, le dice di ‘fare la cosa giusta’, e dunque denunciarlo. Continua così a dare il buon esempio (se ne fa troppe poi come facciamo a perdonarlo?); è invece il capo di Gibbs che, davanti al reato, finge di non vedere, lasciandoci sollevati perché in fondo ci ha convinti che alla fine era lui ad essere nel giusto.

Eppure no: non lo è. Perché la giustizia non la si fa da soli, su. E poi la cosa che mi secca più di tutte è che in tutti questi film è tutto sempre o bianco o nero, le zone grigie mancano totalmente, e invece dove le vanno ad introdurre, queste “zone grigie”? Sulla giustizia fai-da-te.

L’importanza di un telefono intelligente nell’esistenza femminile

Non so voi, ma una cosa che mi piace da morire dello smartphone – di cui, ovviamente, fino a pochi mesi fa giuravo di non aver bisogno – è che ti permette di essere multitasking in ogni momento. Me ne sono resa conto l’altro giorno a un corso, cercando notizie dei fatti citati senza dover rimandare a un secondo momento, magari scrivendo due parole a lato del foglio, che poi non avrei mai più letto, trovato, cercato. Come faceva Luca al liceo. Scriveva tutto su un taccuino nero: film, libri, fatti…passava qualche giorno e ne veniva a capo. Anche se non so bene come, visto che internet ha imparato ad usarlo molti anni dopo, e per tutti altri scopi.
Sembra banale, questa cosa di fare più cose contemporaneamente, ma non è così. Poi capisco che il multitasking sia molto più femminile che maschile (penso a mia nonna che cucina e parla al telefono mentre controlla qualche bimbo che gira per casa e a mio padre che invece al telefono mi dice: scusa un attimo che appoggio la cornetta, devo scolare le patate ), ma oltre ad essere un gran risparmio di tempo permette di fare un sacco di cose che, altrimenti, non faremmo proprio. E  di avere la possibilità di assumere sempre un ruolo attivo, in ogni momento: penso a tutto il tempo che ho perso in autobus, a lezioni inutili, in tutte quelle situazioni di attesa in cui, sì, ti annoi, ma se ti mettessi a leggere un libro non avresti tempo che per una pagina e mi dico che il telefono intelligente è, insieme alla cioccolata, la cosa che più mi facilita la vita.